Se è vero che la costruzione dell’unità europea ha prodotto alcune istituzioni di carattere federale, come il Parlamento europeo eletto a suffragio universale e la moneta unica, è anche vero che si tratta di un processo incompiuto. Il limite più vistoso dell’Unione consiste nell’incapacità di parlare con una sola voce nel mondo. La divisione dell’Unione Europea nel settore della politica estera si è manifestata in modo clamoroso in occasione della guerra contro l’Iraq, che ha visto la Gran Bretagna, l’Italia e la Spagna schierate con gli Stati Uniti e sul fronte opposto la Francia e la Germania.

L’influenza internazionale che l’Unione Europea può esercitare con i poteri e le competenze di cui oggi è dotata è la forza di attrazione, la spinta integrativa che suscita nei suoi vicini. A differenza degli Stati Uniti, che perseguono l’obiettivo di esportare la democrazia con la guerra (come mostra la guerra contro l’Iraq), l’Unione Europea, condizionando a precisi criteri economici e istituzionali (i cosiddetti criteri di Copenhagen) la condivisione con i vicini dei benefici del grande mercato senza frontiere e delle proprie istituzioni democratiche, ha ottenuto cambiamenti di grande rilievo in paesi che avevano regimi fascisti (Spagna, Portogallo e Grecia) o comunisti (i paesi dell’Europa centro-orientale). Solo quando questi paesi hanno cambiato il regime sono stati ammessi a fare parte dell’Unione Europea. Sotto questo profilo è significativo il caso della Turchia, la quale, per entrare nell’Unione Europea, ha accelerato le riforme istituzionali del sistema giudiziario, dei poteri politici, dell’esercito. In definitiva, l’allargamento si è dimostrato la più efficace politica estera dell’Unione Europea. Non bisogna però ignorare il risvolto negativo della insufficiente coesione politica finora raggiunta dall’Unione Europea. Anche se la pace sembra sia diventata una conquista irreversibile all’interno dell’Unione Europea, quest’ultima non possiede ancora i mezzi per estendere al di là dei propri confini il processo di pacificazione che ha interessato i propri Stati membri. L’allargamento senza rafforzamento può aprire un processo di diluizione dell’unità europea nel corso della quale le istituzioni dell’Unione rischierebbero di perdere la loro consistenza politica.

Le Tesi che vengono pubblicate in questo libro sono il frutto di una ricerca condotta nel 2005 dal Centro Einstein di Studi Internazionali (C.E.S.I.) di Torino sui temi della politica estera, di difesa e di sicurezza dell’Unione Europea, con la precisa finalità di riassumerne i risultati in un documento il più possibile semplice e sintetico, da utilizzare come strumento di dialogo dei federalisti europei con i partiti e i sindacati, ma soprattutto con i movimenti della società civile.

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