La propaganda antieuropeista mette talora in dubbio il ruolo e l’onestà intellettuale dei pionieri dell’Europa unita che, dalle tragiche vicende che sprofondarono l’Europa nelle dittature e nelle guerre mondiali, seppero trarre insegnamento per superare le divisioni e proporre un progetto di Europa sovrannazionale. Descrivendo il percorso politico di Henri Frenay, fondatore di Combat, il più importante movimento della Resistenza francese, ministro del generale de Gaulle alla Liberazione e in seguito tra i leader dell’Union européenne des fédéralistes, Robert Belot illumina una delle fonti più vive del desiderio di Europa e di pace di coloro che rischiarono il tutto per tutto per la libertà, nel nome di un futuro di unità europea. Una scelta che incontrò forti opposizioni, talvolta anche in seno alla Resistenza stessa, ostili al progetto di superamento della cultura sovranista, che si scontrava con il potere dei nazionalismi e del conformismo.Prefazione di Romano Prodi.
Indice
Introduzione
I. Il mito deleterio della «grande menzogna»
II. La parabola della penicillina e del microbo
III. All’origine della lotta: la minaccia nazista sull’Europa
IV. Un patriota contro l’occupazione tedesca
V. I comunisti per «la Francia ai francesi»
VI. Combattere il mito collaborazionista della «nuova Europa»
VII. A Londra, Frenay vuole convincere de Gaulle a emanciparsi dal nazionalismo
VIII. Il movimento Combat nel groviglio democratico-cristiano
IX. Liberare l’Europa
X. Vincere la pace, con o senza la Germania?
XI. Nascita in Svizzera del primo nucleo federalista della Resistenza
XII. Altiero Spinelli e Albert Camus
XIII. Delle «soluzioni apparentemente seducenti e radicali ma ingannevoli»
XIV. Il fronte sovranista gollista-comunista divide la Resistenza
XV. Il «partito della Resistenza», un sogno abortito alla Liberazione
XVI. L’uomo che i comunisti volevano abbattere
XVII. I federalisti, dei piccolo-borghesi dalle «aspirazioni vaghe»
XVIII. Camus e la redazione di «Combat» mollano Frenay
XIX. Il movimento Socialisme et Liberté
XX. Una nuova lotta: gli «Stati Uniti socialisti d’Europa»
XXI. «Il vuoto tedesco è il centro del vuoto europeo»
XXII. Il popolo non è sensibile all’ideale europeo
